Archivio Fotografico

Da "La Domenica degli Italiani"



Lo zoccolo di Genny Marsili. Un episodio stupendo e terribile, avvenuto a Sant'Anna, nel Lucchese, il 12 agosto 1944 viene rivelato soltanto oggi. I tedeschi, calati nel paese, davano fuoco a tutto e massacravano tutti gli abitanti: 306 tra vecchi, donne e bambini. Una giovane, Genny Marsili, cacciata in una stalla col figlio di sei anni e con altre vittime, nascondeva affanosamente il piccolo nel camino. Ferita a morte dalle raffiche dei carnefici, ella trovava ancora la forza di lanciare contro i massacratori la sola arma che possedesse: uno zoccolo! Solamente il bimbo si salva dal macello.
Nei vasti vigneti del Ravennate, famosi per i bei grappoli dorati del "trebbiano", sono tutt'ora nascosti, in fitta rete, due milioni di mine tedesche. Vignaioli e partigiani scavano con cautela, scrutano sotto le zolle, tastano: ecco la mina, che talvolta scoppia tra le mani. Molti di questi coraggiosi sono già caduti nella dura fatica.

 

 

 

 

 

 



 

Continuano alla Corte straordinaria d'Assise di Milano i processi contro i criminali fascisti.

Le donne di Lidice. Per un attentato contro un capo delle SS. avvenuto nei pressi di Lidice, in Cecoslovacchia, fucilavano tutti gli uomini della cittadina, deportavano separatamente le donne e i bambini e distruggevano a fondo tutte le case, cancellando praticamente ogni traccia della località. Ritornano ora a Lidice le donne superstiti, a piangere sui luoghi dov'era la loro dimora.

 

 

 

 

 

 

 


Da "La Domenica del Corriere"



I maggiori responsabili del massacro delle Fosse Ardeatine, cioè i generali tedeschi Maeltzer e von Mackensen, processati a Roma dalla Corte marziale alleata. Nella primavera del 1944, in seguito ad un attentato, essi avevano dato ordine che per ogni tedesco ucciso venissero trucidati 10 ostaggi italiani. La terribile lista della morte comprendeva 320 vittime, per lo più innocenti. Poi (per errore!) le persone massacrate furono 15 in più, cioè 335. Fra i due imputati (von Mackensen in abiti civili e Maeltzer in divisa) un interprete. L'uomo in parrucca è uno dei giudici.
Il processo contro i superstiti della banda Koch all'Assise speciale di Milano. Nel gabbione una cinquantina di imputati, serviziatori di patrioti o spie. Di fronte, tre donne, pure accusate di aver appartenuto alla banda: una di esse, l'attrice e ballerina Daisy Marchi, in piedi, risponde alle domande di un giudice.

 

 

 

 

 

 

 


Le mappe dell'esercito tedesco

Riproduciamo, a titolo di esempio, quattro fogli delle mappe militari della Wehrmacht relative alla Toscana e alla Linea Gotica.
Gli originali di queste e molte altre mappe sono conservati presso il Bundesarchiv - Militararchiv di Coblenza (Germania).
Le riproduzioni di queste e alcune altre mappe in pellicola negativa 10x15 sono disponibili presso l'Istituto Storico della Resistenza in Toscana di Firenze (via dei Pucci, 4 - 50129, tel. 055-213640-284296).

Militararchiv
RH 19 X/107 K
Militararchiv
RH 20-10/273 K 15


Militararchiv
RH 20-10/273 K 10



Militararchiv
RH 20-10/169 K

 

 

 

 

 

 

 

 

Azioni di guerra contro i civili nell'Appennino tosco-romagnolo
Fotografie dell'Esercito Tedesco.

(Fonte) Bundesarchiv,
101 I/480/2230/ft.gr. 14A-15
(fotografo militare tedesco: Seyfarth)
(Fonte) Bundesarchiv,
101 I/480/2230/ft.gr. 10A-11
(fotografo militare tedesco: Seyfarth)

 

 

 


Foto tratte dal libro "Kesselring e le stragi nazifasciste" di Ivan Tognarini.

Kesserling a Firenze il 3 agosto 1944, durante il minamento della zona monumentale che fu poi fatta saltare (eccettuato il Ponte Vecchio). Le foto sono tratte dal volume P. Paoletti, M. Carniani, Firenze, guerra e alluvione 4 agosto 1944 novembre 1966, Becocci Editore, Firenze. Giustamente scrive Paolo Paoletti «Quando la fotografia fa storia: in queste immagini è documentata la presenza del feldmaresciallo Kesselring sul Ponte Vecchio il 3 agosto 1944».
 


 

 

 

 

 

 

Kesserling con il gen. Lemelsen sui monti del Chianti (S. Michele?). Foto tratta da C. Baldini, La Seconda guerra mondiale da Greve in Chianti a Firenze,
Polistampa, Firenze 1994
   

 

 

 

Una strada al centro di Civitella della Chiana.    


Questo ritaglio di stampa fu pubblicato nel 1987 in I. Tognarini (a cura di), La guerra di Liberazione in provincia di Arezzo 1943-1944. Immagini e documenti, Arezzo 1987.
   


Moggiona: madre e figlio trucidati. Foto provenienti dall'Imperial War Museum, pubblicate nel 1987 in Tognarini (a cura di), La guerra di Liberazione in provincia di Arezzo.
   

 

 

 

 

 

 

 

 

 




 

 

S. Polo, in comune di Arezzo, disseppellimento delle vittime del massacro. Foto pubblicate in Tognarini (a cura di), La guerra di Liberazione in provincia di Arezzo.
 


S. Polo: corpi disseppelliti trasferiti al cimitero. Foto pubblicate in Tognarini (a cura di), La guerra di Liberazione in provincia di Arezzo.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Donne di San Polo in attesa di identificare i cadaveri.  


Trasferimento dei cadaveri al cimitero. Foto pubblicate in Tognarini (a cura di), La guerra di Liberazione in provincia di Arezzo.
   

 

 

 

 

 

 


Foto tratte dal libro "Le stragi nazifasciste a Firenze e provincia" a cura di:
Amministrazione Provinciale di Firenze
Istituto Storico della Resistenza in Toscana

Nell'Aprile del 1944 i nazifascisti, preoccupati per lo sviluppo del movimento partigiano, in previsione della ripresa delle operazioni sul fronte sud dopo la sosta invernale scatenarono una serie di rastrellamenti su tutto l'arco appenninico dalle Marche alla Liguria, che portarono morte, distruzioni e terrore anche nei più appartati villaggi montani, come accadde sulle pendici di monte Morello, in Casentino, nelle frazioni di Vallucciole, Partina e Moscaio e nella limitrofa fascia della provincia di Firenze, dove la popolazione venne massacrata senza riguardo per neonati, donne e anziani: nella prima foto un momento dei massacri e nella seconda alcuni dei trucidati.

 

 

 

 

 

La reazione nazifascista alla pressione partigiana fu accentuata dal disordine in cui si svolgeva la ritirata e fu feroce: i saccheggi, le distruzioni e le uccisioni divennero parte della vita quotidiana: nella foto un ufficiale constata l'avventura morte di due impiccati.  

 

 

 

 

 


Il feldmaresciallo Kesselring, comandante suprermo delle truppe tedesche in Italia, autorizzò la distruzione di tutti i ponti sull'Arno, eccettuato il ponte Vecchio, e delle medievali vie di accesso a quest'ultimo. Fra i detriti i reparti tedeschi di retroguardia disseminarono numerose mine antiuomo, che provocarono numerose vittime fra i civili, come documenta la foto.

 

 

 

 

Mentre a Firenze si combatteva strenuamente per cacciare dalla città le ultime truppe naziste, il 5 agosto alle Tre Pietre un soldato tedesco, che aveva cercato inutilmente di violentare una ragazza, dichiarò di essere stato attaccato da partigiani per giustificare i graffi riportati nella colluttazione ed il suo comando ordinò immediatamente la rappresaglia: benchè non vi fosse stato alcun morto tedesco, 12 civili, fra cui alcuni adolescenti, furono catturati fra i cittadini rifugiatisi nel rifugio antiaereo dell'Istituto Chimico-Farmaceutico Militare e, condotti nel cortile antistante il rifugio, passati per le armi contro una delle protezioni delle prese d'aria.

 

 


 

Il 25 agosto alla Consuma, a cavallo del confine fra le province di Firenze e Arezzo, vennero barbaramente e senza alcun motivo massacrate 22 persone; il 6 settembre a Figline di Prato vi fu l'impiccagione di 29 partigiani appena catturati; nella foto l'immagine di alcuni dei martiri.


 

 

Gli eccidi avvennero non soltanto a Firenze o nelle zone immediatamente a ridosso della prima linea, ma anche in località ancora lontane dalla linea del fuoco, come accadde il 19 agosto a Bardine di S. Terenzo, località in cui gli uomini della16° SS Panzer Grenadiere Division per rappresaglia uccisero in maniera particolarmente efferata 53 ostaggi catturati a Pietrasanta - appesi con un cappio di filo spinato ad arbusti o bassi sostegni in modo che potessero sfiorare coi piedi il terreno e poi mitragliati alle gambe - e 107 abitanti: nella foto i corpi di due vittime, che erano state uccise attaccate ai fanali dell'automezzo tedesco distrutto in uno scontro coi partigiani.

 

 

 

 


A Washington, negli Us Archives, ci sono le foto recuperate dalla Quinta Armata. Eccole...

TRUCIDATI il 12 agosto 1944, a S. Anna di Stazzema, in provincia di Lucca, i tedeschi uccisero 560civili. Molti nella piazza del paese davanti alla chiesa, altri nelle strade e nelle case

 

 

 

A Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, e in città nei pressi del "Rizzoli", le truppe tedesche uccisero molti uomini dopo averli legati a pali e cancelli, fissando il collo con filo di ferro.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Nella documentazione americana, la parte consegnata alle autorità italiane del tempo, ci sono anche le foto di alcuni ufficiali tedeschi appartenenti ai reparti che si resero responsabili di quei delitti, giustificati sempre come azioni contro i reparti partigiani

 

 

 

 

 

 

Le fosse comuni a Ronchidossa (82 morti nel settembre 1944). A sinistra, don Enrico Farneti, il cappellano Dino Lande e il capitano Usa Labre Garcia. A destra: Narciso Polmonari guarda i resti della figlia Ines uccisa e bruciata dai soldati tedeschi

 

 

 

 

Il giorno dopo la strage di S. Anna di Stazzema il parrco alla testa di alcuni civili trova i corpi degli abitanti trucidati dai tedeschi. Un ufficiale nazista che operava in provincia di Bologna e che i documenti degli Us Archives identificano come il "capitano Brandt". Sotto, da sinistra: a Marzabotto, quando furono aperte le fosse comuni, fu scoperto anche il teschio di una bimba di quasi 2 anni accanto al cadavere della mamma; un anziano del paese di S. Anna nel luogo dove erano stati sepolti 150 civili (28 bambini) uccisi come risposta alle azioni delle brigate partigiane che operavano nella zona.

 

 

 

 

 

 

 

Foto di Castelnuovo dei Sabbioni



Castelnuovo dei Sabbioni: alcune delle case che i soldati tedeschi incendiarono il 4 luglio 1944, dopo aver ucciso 73 uomini nella piazza adiacente.

La strage del 4 luglio 1944 a Castelnuovo dei Sabbioni (Testimonianza)

Castelnuovo dei Sabbioni: altre case incendiate dai Tedeschi nella ripida discesa del tratto finale della via Camonti, che sboccava proprio nella piazza dell'eccidio.

La strage del 4 luglio 1944 a Castelnuovo dei Sabbioni (Testimonianza)