LA TESTIMONIANZA
GENOVA - Sono passati quasi 60 anni,
ma quello di Siegfried Engel a Genova è nome che fa ancora venire i brividi.
Raimondo Ricci, deportato a Mauthausen, fu uno dei tanti ad essere perseguitato
da quello che le biografiche descrivono come "un perfetto nazionalsocialista".
"Era il maggiore delle SS che assunse il commando dell'Ak (Aussenkommandos)
di Genova - ricorda Ricci, avvocato, per diverse legislature parlamentare del
partito comunista e presidente dell'Istituto Storico della Resistenza in Liguria.
Si dedicò con grande efferatezza alla repressione dell'attività
partigiana. Engel ed i suoi uomini parteciparono in maniera diretta alle azioni
di rastrellamento avvenute ai primi di aprile del 1944 nella zona dei monte
Tobbio".
Quel massacro prese il nome di eccidio della Benedicta dal nome di un antico
romitorio. "In prossimità della Pasqua - racconta Ricci -Engel riunì
nel suo studio tutto il personale dipendente, annunciando che il giorno dopo
avrebbe avuto inizio un grande rastrellamento. Per quella operazione fu proposto
il conferimento ad Engel della croce al merito con spade. Nella zona dell'Appennino
ligure compresa tra la Val di Stura e la Val di Lemme, furono un centinaio i
giovani, non solo partigiani ma anche semplici renitenti, uccisi non in combattimento,
ma dopo essersi arresi ed aver deposto le armi. Furono fucilati il 9 aprile
1944 e gettati in una fossa comune. Nei giorni successivi furono compiuti altri
rastrellamenti ed in totale il numero delle vittime arrivò a 145".
Ma Engel non è stato solo la "belva della Benedicta". Altri
eccidi pesano sulla sua coscienza. "Nel maggio del 1944 ordinò una
rappresaglia dopo che al cinema Odeon di Genova, riservato solo ai militari
tedeschi, ci furono 5 morti e 15 feriti. La risposta fu analoga a quella delle
Fosse Ardeatine, ma la proporzione numerica addirittura superiore: 59 i prigionieri
politici prelevati dal carcere di Marassi e fucilati al passo del Turchino.
Alla spiaggia dell'Olivetta a Portofino furono 22 i fucilati ed i loro corpi
gettati al largo in mare, 20 quelli trucidati a Cravasco".
Repubblica - 14 aprile 2001